cenni storici - SEC. XIII
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castell'araldo - marta (vt)
(Da "La
Loggetta" di luglio-agosto 2008, di Maria Irene
Fedeli) Percorrendo la strada che da Marta (VT) conduce a Tuscania, a circa tre chilometri dall'abitato, piu' in basso della sede stradale e prospiciente l'argine sinistro del corso del fiume Marta si scorge una piccola chiesa e le rovine di un castello, l'una e le altre, recentemente, oggetto di restauro e consolidamento. |
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Il luogo, chiamato Castell'Araldo, è cio' che resta di uno dei piu' importanti siti templari della Tuscia, una precettoria situata in posizione strategica lungo la strada che mette in comunicazione il territorio del lago di Bolsena con il Tirreno, attraversando la città di Tuscania e Tarquinia. A est, oltre l'abitato di Marta, la strada raggiunge Montefiascone dove incontra la consolare Cassia che, in quel tratto, segue lo stesso percorso della via Francigena. La strada che transitava per Castell'Araldo assumeva, quindi, una importante funzione di collegamento tra le due grandi strade consolari romane: L'Aurelia e la Cassia. Non era pensabile che un luogo cosi' strategicamente importante per il controllo della zona e dei traffici non fosse posto sotto la vigilanza dei Templari. Secondo il parere di alcuni storici (Silvestrelli G. n.d.r. del sito web), sembra che Castell'Araldo sia stato edificato dagli stessi Templari, anche se, fino ad oggi, non e' stata reperita la documentazione a riguardo della sua edificazione. E' certo, pero', che nella seconda meta' del sec. XIII Castell'Araldo è proprieta' dell'Ordine dei Cavalieri Templari, e nel 1255 il suo precettore, frà Bencivenni da Assisi partecipa a una riunione alla quale intervengono i precettori delle piu' importanti precettorie d'Italia e che si svolge a Firenze nella chiesa di San Jacopo inter Vineas. Nel 1298 il precettore di Castell'Araldo, fra' Alberto da Castell'Arquato, viene convocato a Montefiascone per una riunione indetta dal Rettore del Patrimonio di San Pietro in Tuscia.
il 13 ottobre 1307. "il venerdi' di sangue" come venne chiamato poi, per ordine del re Filippo IV il Bello, iniziano in tutta la Francia gli arresti dei membri dell'Ordine. Il piano, frutto di una fine strategia politica, architettato da Guglielmo di Nogaret e non contrastato a sufficienza dal pavido pontefice Clemente V, prevedeva che ai Templari fossero mosse accuse gravissime di eresia, idolatria, sacrilegio e quant'altro al fine di istruire un processo che portasse alla condanna e alla soppressione dell'ordine. Cio' era necessario per mettere le mani sulle enormi fortune accumulate dai Templari e per impadronirsi dei beni e dei possedimenti degli stessi sia in Europa che in Medio Oriente, cosi' da risolvere in un sol colpo tutti i problemi finanziari del regno. Una "difesa della fede" che al tempo stesso riusciva "assai conveniente per lo stato". A seguito di cio' prese avvio uno dei processi piu' controversi della storia che ebbe notevoli ripercussioni in Europa e si chiuse, dopo sette lunghi anni di interrogatori, torture, inquisizioni, confessioni estorte e ritrattate, morti atroci, con la morte sul rogo del Gran Maestro Jacques de Molay sulla piazza di Notre-Dame il 18 marzo 1314. L'inchiesta, avviatasi in Francia, coinvolse tutte le case e le precettorie templari d'Europa, e quando nel 1309 inizio' quella sui Templari del Patrimonio, una copia della citazione fu affissa (23 novembre 1309, ad opera del nunzio Guglielmotto, n.d.r. del sito web.) sulla porta della chiesa di Santa Maria delle Grazie di Castell'Araldo (Castell'Araldo viene poi nominato nelle testimonianze rese agli inquisitori durante uno dei processi ai Templari, il giorno 9 giugno 1310 - n.d.r. del sito web). Gli inquisitori interrogarono tre frati "servientes" che erano stati accolti li, fra i membri dell'Ordine, nell'aprile maggio del 1300 da fra' Uguccione da Vercelli, allora Gran Precettore dei Priorati dell'Italia settentrionale. I tre frati confessarono quello che, in questi anni, tutti i Templari, sotto le torture dell'Inquisizione, confessavano in ogni parte d'Europa, e cioe' che avevano adorato una testa di legno, abiurato Cristo, commesso sacrilegi e eseguito atti osceni. Le loro confessioni, tuttavia, erano fra loro discordi e contrastanti, prive di riferimenti puntuali, cosi' da far ritenere altamente improbabile la loro genuinità. Tuttavia la testimonianza di questi membri attesta che Castell'Araldo era una casa templare di una certa importanza.
Dopo lo scioglimento dell'Ordine essa non passo', come altre precettorie, all'ordine degli Ospedalieri, cioe' ai Cavalieri dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, conosciuti poi come Cavalieri di Rodi e, in seguito, Cavalieri di Malta. Negli anni successivi Castell'Araldo fu aspramente conteso dalla potente famiglia dei Prefetti di Vico, che governavano Marta, e dalla Curia Romana che ebbero scontri violenti per il suo possesso. In questa lotta, il castello venne piu' volte distrutto e riedificato. Nel 1330 il Priorato di Roma fu unito a quello di Pisa e in quegli anni Castell'Araldo è in mano agli Ospedalieri, ma il suo stato non è ottimale: terre incolte e rendite basse sono il risultato di guerre e lotte che si sono svolte attorno ad esso. Nel 1369 viene eretta la diocesi di Montefiascone e Castell'Araldo viene descritto come una "mansio" (residenza) degli Ospedalieri e incluso nel territorio della nuova diocesi. Le vicende storiche che coinvolsero Marta dalla seconda meta' del sec. XIV e per tutto il sec. XV videro il luogo in mano al Papa, alle compagnie di ventura, al violento e rapace condottiero Angelo da Lavello Tartaglia, ai Di Vico, agli Orsini, agli Ospedalieri dei Priorati di Roma e, poi, di Pisa. (In una bolla del 1445 Castell'Araldo risulta da oltre 20 anni in possesso del Priorato di Roma dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, nella persona di Giovan Battista Orsini, il quale sosteneva di averlo ricevuto dalla Precettoria di Pisa - n.d.r. del sito web). Intorno al 1450 le Precettorie di Tuscania e di Castell'Araldo vennero riunite nelle mani di fra' Cristodoro Visconti. Nei decenni successivi, forse in conseguenza di un attacco armato, il castello cadde in completa rovina. I terreni della Precettoria, tuttavia, venivano coltivati dagli uomini di Marta che li utilizzavano per seminare cereali e, nella rotazione delle colture, utilizzavano una porzione degli stessi per il pascolo delle pecore e del bestiame minuto. All'inizio del XVI secolo il consiglio comunale di Marta si interesso' ripetutamente alla raccolta del grano e alla spigolazione sui terreni di Castell'Araldo, e nel gennaio 1568 il precettore fra' Giovanni Buratti fece un accordo con la "comunità) martana allo scopo di porre fine alle liti sul pascolo e sugli altri diritti della tenuta, liti che erano sfociati in una lunga e costosissima causa protrattasi per oltre mezzo secolo. L'atto di transazione, conservato nell'archivio comunale di Marta, ci riporta le condizioni dell'accordo: gli Ospedalieri non affittarono piu' la terra ad estranei, ma mettevano in atto un sistema in cui la gente di Marta provvedeva a seminare, ogni anno, la terza parte della "tenuta" e godevano liberamente dei diritti di pascolo come avevano sempre fatto. Al Precettore spettava il "canone della spiga" e in ogni parte della "terziaria" si riservava venti some di terra per la propria coltivazione e pascolo. Invece dell'abituale decima, su tutto il terreno seminativo o a pascolo, i martani dovevano dare un quantitativo, in proporzione, di tutti i cereali, fieno, vegetali o altro, ivi coltivato.
In seguito, con la Famiglia Farnese, il luogo passo' nella mani di Angelo Florido, un laico fortemente legato agli interessi della potente famiglia che, con bolla del pontefice Paolo III, aveva acquisito la tenuta e le rendite di Castell'Araldo. Nel 1593 la precettoria è proprieta' del Priorato di Pisa e viene conferita a fra' Jacopo Capredonio. In questo ultimo scorcio di secolo il luogo viene riservato per i "cappellani" e "serventi d'armi" di lingua italiana a Malta. Nel 1602 la precettoria viene visitata da rappresentanti del Priorato di Roma, sollevando le proteste del Priorato di Pisa. Poiche' nessun "Cabreo" o inventario delle proprieta' era mai stato compilato al tempo dei Farnese, i visitatori ordinarono che fosse redatto un nuovo "Cabreo" e che la chiesa di Santa Maria delle Grazie venisse riparata. L'antico castello, infatti, era in rovina e la chiesa, con copertura a volta e con un affresco della Madonna, aveva bisogno di urgenti restauri. I terreni, come risulta dal documento, avevano una estensione considerevole. Nel 1625 a Castell'Araldo c'erano due precettori: il cappellano fra' Pietro Gargani e il "serviente" fra' Lorenzo Migliani. I secoli successivi registrano una sequela di Gran Maestri, incaricati di reggere la Precettoria, che alternano nel governo dei beni e nella riscossione delle rendite. Tra la popolazione di Marta e gli Ospedalieri si apre un'altra controversia per il riconoscimento di vari diritti sulla tenuta. Nel 1760 la chiesa viene restaurata, ridipinta e risistemata con un nuovo tetto e un nuovo pavimento. Nel 1830-31 venne redatto un nuovo cabreo, quando i precettori fra' Paolo de Bertis e fra' Emanuele Borg, residenti a Malta, discussero una causa circa i confini di Castell'Araldo. Dopo il 1870, le mutate condizioni economiche e la caduta del prezzo dei cereali fecero cessare gli interessi degli Ospedalieri intorno alla tenuta e cosi' il 10 ottobre 1889 Castell'Araldo venne ceduto, con regolare atto, al Comune di Marta. La chiesina venne officiata fino alla fine degli anni '50 - primissimi anni '60 del XX secolo. La popolazione di Marta vi si recava due volte l'anno, a maggio e a settembre, in spirito di pellegrinaggio. Successivamente il luogo venne abbandonato. Attualmente, grazie al progetto SAT (Sistema Alta Tuscia) che ha preso avvio alla fine degli anni '90 del secolo scorso, il luogo è rientrato nel progetto di recupero finanziato con fondi regionali e in parte locali, cosi' che e' stato possibile ripristinare la chiesina e ripulire e consolidare le rovine. Purtroppo mani ignote hanno asportato l'affresco della Madonna, ma al suo posto e' stata riscoperta l'absidiola che presenta una stretta finestrina longitudinale rivolta ad oriente. Molto resta da fare, ma e' gia' molto che sia stato restituito al popolo di Marta una illustre testimonianza del suo passato.
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B. Capone - L. Imperio - E. Valentini: <<Guida all'Italia dei Templari>>- Biblioteca dei Misteri - Seconda edizione ampliata. Edizioni Mediterranee. Inoltre: Giulio Silvestrelli: <<Le chiese e i
feudi dell'Ordine dei Templari e dell'Ordine di San
Giovanni di Gerusalemme nella regione romana>>,
Rendiconti della Reale Accademia dei Lincei, Serie
Quinta, Vol. XXVI, Tip. dell'Accademia, Roma 1917.
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